Recensione Sharebot KIWI

Sharebot Kiwi 3D è una stampante tridimensionale compatta e versatile, pensata per chi si vuole avvicinare per la prima volta al mondo della stampa 3D, quindi perfettamente adatta per professionisti, scuole, piccole comunità, ma anche per gli appassionati di questa nuova tecnologia.

Il prezzo di vendita si aggira intorno ai 1000 euro, cosa che la fa rientrare a pieno diritto tra i prodotti di fascia medio alta.

Stampante 3D Sharebot KIWI

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L’aspetto esteriore

Kiwi 3D è prodotta dalla Sharebot, un’azienda tutta italiana, che ha voluto creare un oggetto non solo funzionale ma anche piacevole.

Il design è particolarmente accattivante: l’intera stampante è richiusa in un cubo in plexiglas lucido, con telaio in acciaio inox ben visibile dall’esterno.

Questo stile costruttivo consente di proteggere tutte le parti della stampante, pur mantenendo ben visibile ogni componente. La stampante pesa meno di 10 kg, e la scatola di confezionamento è munita di una pratica maniglia per poterla spostare agevolmente. Sulla parte anteriore è disponibile un piccolo schermo LCD integrato, utile per seguire il processo di stampa, e una porta USB che permette di stampare direttamente da una chiavetta; sul lato sinistro della stampante è presente un alloggiamento per SD card.

Le dimensioni totali della stampante sono di mm 310 x 350 x 330, con un’area di stampa di mm 140 x 100 x H 100. Per produrre gli oggetti con questa stampante si usa un filamento in PLA, che misura 1,75 mm di diametro.

Lo spessore minimo dello strato creato con il filamento è di mm 0,1. Questa stampante 3D è stata ideata per avvicinare alla stampa in tre dimensioni anche i giovani e gli appassionati di elettronica; per questo motivo è disponibile sia nella versione già montata, sia in kit di montaggio, con annessa una pratica guida all’assemblaggio.

La prima stampa

Ideare una stampante 3D adatta a chiunque voglia provare questa nuova tecnologia non è facile, ma Sharebot Kiwi 3D soddisfa pienamente questa necessità. Si tratta infatti di un’apparecchiatura molto semplice da utilizzare: dal momento in cui si comincia a scartare l’oggetto fino all’avvio della prima stampa passano meno di 20 minuti. Basta infatti collegare il cavo di alimentazione e si avvierà lo schermo LCD, alle cui funzioni si accede grazie ad un piccolo controller posto a lato.

La prima operazione consiste nel portare a temperatura la stampante e nel caricare il filo; l’estrusore si scalda fino a 230°c, in modo da poter rendere il materiale del filo perfettamente malleabile e testarne l’uscita dall’ugello. Prima di poter stampare è necessario controllare il livellamento del piatto di stampa. Per svolgere questa operazione è necessario scaricare dal sito dell’azienda un apposito file gcode chiamato Piano Kiwi, da porre su una scheda SD, per poi inserirla nello slot a sinistra dell’apparecchiatura.

Il file consente di avviare una procedura di test, che permette di valutare il livellamento del piatto, che si può calibrare agendo su delle piccole viti poste agli angoli del piatto in plexiglas. Questa procedura permette di verificare lo spessore del primo strato creato e la perfetta angolazione dell’ugello.

Dopo questi controlli è possibile cominciare a stampare il progetto che si desidera. Un particolare da non dimenticare: nella confezione di questa stampante è presente un flacone di lacca per capelli; a prima vista sembrerebbe un oggetto del tutto inutile, e invece no. La lacca infatti è essenziale per avviare la stampa. Prima di avviare l’estusore infatti è di fondamentale importanza spruzzare un sottile strato di lacca sul piano, cosa che consentirà al primo strato di materiale di aderire perfettamente, evitando che il modello si stacchi durante la procedura.

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L’utilizzo quotidiano

A parte il primo avvio, che ci porta a dover conoscere meglio la stampante appena acquistata, le successive stampe avvengono in tempi molto brevi, senza dover effettuare particolari test o verifiche. Il controllo del livellamento del piano andrebbe però svolto con regolarità, soprattutto prima di produrre un oggetto particolarmente complesso o articolato, per evitare di trovarsi co una stampa imperfetta.

La Sharebot Kit 3D è nel complesso uno strumento di facile utilizzo, adatto anche a chi desidera produrre oggetti di piccole dimensioni solo saltuariamente. La precisione di stampa è buona e un oggetto così compatto e poco ingombrante permette di dare vita a oggetti di dimensioni discrete. L’area di stampa non è molto grande, ma a questo si può ovviare predisponendo gli oggetti più grandi con suddivisioni in parti, cosa che viene facilitata anche dalla disponibilità di appositi software open source direttamente sul sito dell’azienda costruttrice del prodotto.

Il filamento consigliato è il PLA, ma molti utilizzatori dichiarano di aver prodotto oggetti di buona qualità anche con il nylon o la gomma.

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